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…..in questa vita la mia grande aspirazione: essere un passeggero, solo un passeggero…

AUTUD00Z
Mio padre era ferroviere e da piccola mi portava a guardare i treni che passavano nella piccola stazione del mio paese. Non volevo mai tornare a casa.
Da adolescente, mi piaceva sedermi sulla panchina, lungo i binari. Il treno si fermava ed io osservavo un’umanità sconosciuta dietro ai finestrini, ferma, in attesa, col suo bagaglio di inquietudini e di speranze. Davanti ai miei occhi vedevo la vita svolgersi, senza che niente fosse compiuto. Il treno ripartiva verso chissà dove.
All’università, nelle sale d’aspetto della grande città o sui marciapiedi dei binari, non sentivo più il disagio di non sentirmi mai nel “posto giusto”. Ancora oggi, spesso mi chiedo “ma cosa ci faccio qui?”
Con gli anni ho capito. E tutto ciò che di precario e passeggero e indefinito può significare una stazione per molti, per me è l’esatto contrario.
In questa vita, forse scopro la mia più grande aspirazione: essere un passeggero, solo un passeggero.
In quel “nulla di definitivo”, in quella “esistenza sospesa”, dove tutto deve ancora avvenire, mi sento al sicuro. Non ho bisogno di pensare. Devo solo aspettare. E una stazione è l’unico posto dove, se vuoi, riesci a perderti. Puoi lasciarti ingoiare dalla marea di facce, di occhi, di gambe e di braccia tutt’intorno.
Sei invisibile!
Iraida (Annamaria Sessa)


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