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Solo stelle…

 

 

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Né pure, né lontane, né abbordabili

da una nave cosmica:

solo stelle,

come mi è dato di vederle.

Comparato con i poeti classici e gli astronauti 

– grandi parole e grandi viaggi –

so che è poco, molto poco.

Che fare in mezzo a tanta magnificenza:

guardare con questi occhi miei

– miopi, stanchi, quasi ciechi –

solo stelle.

 

Virgilio Piñera Llera  Cardenas , Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Poesie scomparse” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi


Io ti chiesi…

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Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste.

 

Hermann Hesse

Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962

da Poesie Romantiche 1920


….qualcosa d’illacrimato, qualcosa d’innominabile

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Cosa c’è per noi d’imperturbabile nelle stelle?
Quale impulso, quale bassa marea
ci attrae lassù come vertigine, quale
inversione di quota ci spinge verso i loro abissi chiari?
Stanotte, per esempio, qualcosa
ruota dietro i miei occhi,
qualcosa d’illacrimato, qualcosa d’innominabile,
filando veloce la tela.
Chi dirà che il cuore dirottato non è tornato alla sua gabbia?
Chi dirà che il respiro d’un angelo non m’ha
sfiorato l’orecchio?

 

Charles Wright, Pickwick Dam,Tennessee 1935.

da “Orsa nordamericana” 2000, in “Breve storia dell’ombra”

a cura di Antonella Francini


Non temo l’abuso di stelle……cucente

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Magari userò gabbiani
abusandone, forse
o mare
e perché no, onde
e stelle
non temo l’abuso di stelle
o ancora non escludo
di evocare
parole quali
anima
ghiaia
rossore
erba
ombra
notte
luna
nebbia
anche cingolato
cingolato non sarebbe male.
Cucente?
cucente è forte.
Ti osservo in silenzio
sei bella, cucente, concentrata
io che non l’ho mai imparata
quest’arte antica di aghi e di fili
di crune
di diti punti
di gocce di sangue
di madri e di nonne
tu
che ancora nonna e madre non sei
un poco t’invidio
cucente.

Guido Catalano
da http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/05/poesia-non-temo-labuso-di-stelle/832261/


Cammino sotto le stelle lontane

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Cammino sotto le stelle lontane
come facevo da piccolo con mio fratello, come facevo
in quelle lunghe, fredde notti di S. Francisco,
che sembravano non avere limiti
solo viali di colonne e sempreverdi, senza muri.
E guardo in alto e vedo gli spazi tra le stelle
penso alle nebbie e alle miglia che le separano,
cosa attraverseremmo per essere insieme.
Così mi ritrovo a Churchill Street
tornando a casa dal negozio
gli occhi rivolti ai densi gruppi
che crepitano nella notte.
E sento di nuovo la domanda che dimora
nelle nostre menti
sull’idea che è dietro all’uomo
il suo posto nell’universo
e l’universo,
il suo posto nell’uomo.
E resto come quando avevo otto anni
con lo stupore di cos’è a creare tutto,
l’infinità tra ciascuna luce
e l’eternità di una.
E sono muto con la domanda

John Wieners, Milton 6-1-1934. Boston 1-3-2002

da Poesia degli ultimi americani, a cura di Fernanda Pivano.


Madrigale

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Qual rugiada o qual pianto
quai lagrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto delle stelle?
E perché seminò la bianca luna
di cristalline stille un puro nembo
all’erba fresca in grembo?
Perché nell’aria bruna
s’udian, quasi dolendo, intorno intorno
gir l’aure insino al giorno?
Fur segni forse della tua partita
Vita della mia vita?

Torquato Tasso


Prima che tutto cambiasse, era tutto diverso. E. P.

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Onde.
di Luther Blisset*

Ho contato 68 stelle, stanotte, dal mio terrazzo.
Nell’isola dove andrai, ne vedrai a migliaia,
anche quelle cadenti, e di notte
la notte avrà le mie mani.
Di giorno, forse, un volto che mi somiglia
o l’odore di un patchouli come ce ne sono tanti.
A sera, péut etre, la cadenza del soffrire.
O nulla di questo ci sarà.

Le cose passano, come le onde,
e sono sempre le stesse.

*eteronimo di Emilio Piccolo.
(Acerra, 13/05/51 – Acerra 23/07/2012)


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