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Le cose che non sono fondamentali per me

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Adesso, le cose che non sono fondamentali per me
formano una vasta schiera, come a volte le ombre del giorno.
Sono, dunque, le cose davvero importanti e quasi sempre inaccessibili.
Ora, piove sul fiume: non c’è niente di più inutile di questa pioggia sull’acqua.
Forse niente di più affascinante,  d’altronde.

Papà si è consumato con gli anni. Anche se non poteva reprimere la sua collera  innata                                                                                                                                                                                                                       e non trascurava neppure i suoi capelli né la sua faccia, parlava a volte in italiano
e si mostrava attento a molte cose che per lui prima erano niente.

 

Jorge Aulicino, Buenos Aires 1949

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traduzione di Silvia Rosa

Jorge Aulicino, giornalista culturale, lirico tra i più raffinati, nel 2015 Premio Nacional de Poesía, tra le sue raccolte: Poeta antiguo, La línea del coyote, El Cairo, nel 2012 ha radunato i suoi versi come Estación Finlandia. Nel 2015, in una personale rilettura,  ha tradotto in spagnolo la Divina Commedia, un vero e proprio evento letterario. Nel 2016 ha pubblicato una antologia di poesie di Pier Paolo Pasolini, nel 2018 ha tradotto Cesare Pavese.

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A quest’ora

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Il sole lentamente si sposta

sulla nostra vita, sulla paziente

storia dei giorni che un mite

calore accende, d’affetti e di memorie.

A quest’ora meridiana

lo spaniel invecchia sul mattone

tiepido, il tuo cappello di paglia

s’allontana nell’ombra della casa.

 

 

Attilio Bertolucci

San Prospero Parmense, 18 11 1911 – Roma, 14 6 2000

da “Lettere da casa


Ulisse

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Io non sono mai partito da Itaca né ad Itaca sono mai tornato.
Non ho visto Priamo piangere sul corpo del figlio, né odorato
il profumo del legno con cui erano fatte le assi del cavallo
da cui sbucarono a notte i guerrieri che avrebbero distrutto
una città e fondato l’impero di una civiltà. Non ho rubato le armi
di Aiace né mai ho convinto Circe o Calipso a donarmi
per amore il corpo o la giovinezza, l’estasi o l’oblio.
A casa non ho mai avuto Penelope ad attendermi né Telemaco
ha mai cercato il padre che non sono mai stato.
Sono arrivato qui per caso,
qui dove non fioriscono gli ulivi e le mandorle non hanno il sapore
dell’estate e della sete. Ho visto molto, ho visto troppo
o troppo poco. Quanto basta per capire che in quel poco di spazio
che c’è tra un pianeta e le stelle c’è posto per tutto,
e che ogni giorno è felice se vuoi che lo sia;
e pieno di dolore, se non sai farne a meno.
Ora sogno di varcare un giorno le colonne d’Ercole
e d’incontrare, su una montagna bruna che esce dal mare,
un uomo che abbia il mio volto, le mie mani, i miei occhi
e mi dica: eri tu che io aspettavo, eri tu.
Non incontrerò mai quell’uomo, eri tu.
Non incontrerò mai quell’uomo, lo so,
ma a notte, mentre una donna che somiglia a Penelope
mi carezza con una tenerezza che Penelope non ha mai avuto,
sento che quell’uomo, nel buio, mi guarda
e mi parla di un’isola lontana, dove non sono mai stato,
dove non andrò mai perché è tempo ormai
di essere felice, qui, in questa via chiassosa di Manhattan
dove guardando un fast food intuisci
che il tempo è un’invenzione degli dei
che hanno invidia per gli uomini che muoiono.

Emilio Piccolo (Acerra, 13/05/51 – 23/07/2012)


e penso che la vita fosse bella….

 

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A volte ricordo il calore di quei giorni, 

la grazia di quel corpo addormentato, 

il candore del letto in un angolo della stanza, 

il libro abbandonato, semiaperto, 

la lampada sommessa, la finestra, 

il suono lontano della pioggia, 

le lente chiacchiere della notte, 

e penso che la vita fosse bella, 

e accarezzo le ferite del tempo sul mio petto.

 

Eloy Sánchez Rosillo,  Murcia (Spagna) 24 giugno 1948 

da “Modi di stare da solo” 1974 – 1977

traduzione mia


Principio e fine

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Può darsi che tu dica “L’estate che verrà
voglio tornare in Italia”, o “L’anno che oggi inizia
lo devo usare bene; con un po’ di fortuna
finirò il mio libro”, e poi: “Quando crescerà
mio figlio, che farò senza il dono dell’infanzia?”.
Ma l’estate prossima, veramente, è già passata;
hai terminato ormai da molti anni quel libro 
su cui lavori ora; tuo figlio si è fatto uomo
seguendo la sua strada lontano da te. I giorni
che verranno già son venuti. E poi cade la notte.
Allo stesso tempo respiriamo luce e cenere.
Principio e fine abitano lo stesso lampo.

 

Eloy Sánchez Rosillo,  Murcia 24 giugno 1948 

da “La vida” 1996

traduzione di Gloria Bazzocchi

 

 

 

 


amici e amiche…

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Non riesco a dormire

il numero di telefono è nella tasca

ma non oso chiamare.

Amici e amiche a sera sono usciti

fuori da vecchie foto, lettere, cassetti….

 

Natan Zach, poeta israeliano nato a Berlino nel 1930

 

 


Poi ancora la luna scese nei cortili.  Era tutto meglio? Non lo so. Era diverso.

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[….] La nostalgia è l’appuntamento azzurro con il passato 
e una forma di sogno. 
Quel flusso nascosto e silenzioso 
che si oppone all’oblio con discrezione. 
È la triste domenica del ricordo 
e il soave desiderio* di quello che  un giorno limpido 
era commovente, accattivante 
di quello che era profondo e bello 
tra tante cose …

Non è solo il passato, 
ha intenzione per il futuro. 
Indovina, aspetta 
quello che domani non rovinerà la vita.

 

 
Raúl González Tuñón

Buenos Aires 29 3 1905 – Buenos Aires 14 8 1974

da “Poesie per il leggìo di una pianola”  1965

traduzione mia

 

*nella versione originale la parola “desiderio” è  saudade, termine di difficile traduzione.  Indica un sentimento struggente per qualcosa o qualcuno che non c’è più, che si è irrimediabilmente perduto. È un legame con il passato che, tuttavia,  si proietta nel presente e nel futuro. Una nostalgia di essere felici ancora o la speranza di esserlo. 


Amo tutto ciò che è stato

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Amo tutto ciò che è stato

tutto quello che non è più

il dolore che ormai non mi duole

l’ antica ed erronea fede

l’ieri che ha lasciato dolore

quello che ha lasciato l’allegria

solo perchè è stato ed è volato

e oggi è già un altro giorno.

 

Fernando Pessoa,  Lisbona 13 6 1888 – Lisbona 30 11 1935

da “Una sola moltitudine” a cura di Antonio Tabucchi

traduzione di Maria José de Lancastre


Il tempo era pigro come uno studente svogliato…

 

 

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Non c’è nemico più potente del tempo, né rivale più nobile dello specchio.

In passato il tempo scorreva lento come una formica.

Lo incitavamo”Dai, forza, sbrighiamoci”….

Il tempo era pigro come uno studente svogliato e noioso come un professore.

Tanto da spingerci a deplorare la lentezza del futuro

e impedirci di guardare indietro al passato,

perché la gioventù non ha ancora un passato.

Appena siamo diventati bravi a leggere libri difficili e a metterli in pratica

tutto si è trasformato in un sapere cucinato a fuoco lento nella pentola del tempo…

Ma siamo arrivati tardi al banchetto e abbiamo intrapreso una gara impari

con il tempo che guida la sua navicella spaziale a velocità stratosferica.

Allora abbiamo cominciato a chiedergli di rallentare…

“Ehi, aspettaci..ci rimane così poco tempo per il ripasso necessario delle voci

connesse a “emozione” nel dizionario dei sinonimi.

Infine arriviamo a implorarlo “Prima di divorarci, lasciaci

attraversare il fiume e guardare da una prospettiva diversa le panchine

lasciate indietro sull’altra sponda, pulite e pronte a ricevere nuovi amanti

che ci guarderanno, come faremo noi, dicendo

“Erano come noi. Saremo come loro?…

 

Mahmoud Darwish

Al-Birwa (mandato inglese della Palestina) 13 3 1941 – Houston 9 8 2008

da “Una trilogia palestinese”

traduzioni di Elisabetta Bartuli e Ramona Ciucani

 

E’  un testo in prosa  ma io l’ho trascritto, dandogli la struttura di una poesia, perché questo libro non è soltanto la biografia di Darwish e del popolo palestinese ma anche la biografia della sua poesia,  dal momento che è un percorso sì umano ma soprattutto poeticamente creativo. (A.S.)


Limiti

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Tante volte ripenso

alla mia cinghia di scuola

grigia, imbrattata,

che tutta me coi miei libri serrava

in un unico nodo

sicuro.

Non c’era allora

questo trascendere ansante

questo sconfinamento senza traccia

questo perdersi

che non è ancora morire.

Tante volte piango, pensando

alla mia cinghia di scuola.

 

Antonia Pozzi, Milano 13 2  1912 – Milano 3 12 1938

da “Parole”


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