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la nostra parte di eternità

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se fosse davvero così semplice

attrezzarsi il mondo come se fosse un terrazzo

con piante e fiori da spostare da un angolo all’altro

tanto per fare qualcosa

perché è domenica e si deve, comunque, vivere

perché meglio tutto che le intermittenze crudeli del cuore

che ci lasciano senza difesa a chiederci dove andiamo

e se ne valga dopotutto la pena

attrezzarsi il mondo come se fosse un terrazzo

dove anche le cose lasciate in disordine

hanno l’ordine che vogliamo per loro

così docili così refrattarie a movimenti e oscillazioni

che viene voglia di prenderle ad esempio

come se prima o poi un temporale

un vento improvviso venuto su dal

lieve cedimento del pavimento non ci ricordasse

proprio quando meno ce l’aspettiamo

che la domenica e il lunedì e tutti gli altri giorni della settimana

sono l’unica cosa che abbiamo

la nostra parte d’eternità

e la spendiamo così

senza nemmeno confessarci

che a restituircela

è proprio un temporale che vorremmo

o un vento venuto su dal mare

che ci rendesse innocenti

creature senza domenica e lunedì

 che attraversano il tempo

con la dolcezza e la gioia

di chi di nulla ha colpa e senso e dolore

 se non d’aver fatto delle settimane

e dei mesi e degli anni

 il deposito dei propri sogni

e della propria capacità reale d’amare

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

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Lezione d’amore (II)

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Se ti guardi allo specchio
e non sembri quella che hai visto ieri (meglio che mai),
se ti guarda indifferente, come se non vedesse nessuno,
colui che viveva per te
vedendosi allo specchio, infuocato dall’amore,
non ti lamentare del tempo, non soffrire per il tuo corpo.
È questo il momento in cui tu sei.
Saggezza / bellezza si riuniscono nel tuo nome.
Sono al punto giusto le doti migliori del tuo orto.
Ciò che ieri davi fresco, privo di qualità,
assillata dagli sciocchi,
è tramontato senza lasciare il segno, senza rendertene conto.
Abbandonati alla vita, a petto scoperto,
oggi che sai come brandire – come poche – l’anima.
Scopri ciò che possiedi sotto gli anni,
ciò che si trova a metà strada in mezzo alla tua vita.
Se ti guardi nello specchio
ti vedrai meglio che mai.

 

Rigoberto Paredes, Honduras 26 4 1948 – Tegucigalpa 9 3 2015
da Fuego lento. Antología personal
traduzione di Martha Canfield

Una lezione d’amore, questa, e un invito ad amarsi per come si è, nonostante i segni lasciati sui corpi dal tempo che passa.
Se ci guardiamo allo specchio, davvero, non ci siamo mai visti meglio di ora ché, insieme alle rughe e ai capelli sempre più bianchi, l’anima riflessa per la prima volta, mette in luce ciò che siamo diventati. Tutto sommato siamo meglio di quello che crediamo, ora che “Sono al punto giusto le doti migliori del [nostro] orto”

Annamaria Sessa


Le cose che non sono fondamentali per me

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Adesso, le cose che non sono fondamentali per me
formano una vasta schiera, come a volte le ombre del giorno.
Sono, dunque, le cose davvero importanti e quasi sempre inaccessibili.
Ora, piove sul fiume: non c’è niente di più inutile di questa pioggia sull’acqua.
Forse niente di più affascinante,  d’altronde.

Papà si è consumato con gli anni. Anche se non poteva reprimere la sua collera  innata                                                                                                                                                                                                                       e non trascurava neppure i suoi capelli né la sua faccia, parlava a volte in italiano
e si mostrava attento a molte cose che per lui prima erano niente.

 

Jorge Aulicino, Buenos Aires 1949

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traduzione di Silvia Rosa

Jorge Aulicino, giornalista culturale, lirico tra i più raffinati, nel 2015 Premio Nacional de Poesía, tra le sue raccolte: Poeta antiguo, La línea del coyote, El Cairo, nel 2012 ha radunato i suoi versi come Estación Finlandia. Nel 2015, in una personale rilettura,  ha tradotto in spagnolo la Divina Commedia, un vero e proprio evento letterario. Nel 2016 ha pubblicato una antologia di poesie di Pier Paolo Pasolini, nel 2018 ha tradotto Cesare Pavese.


A quest’ora

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Il sole lentamente si sposta

sulla nostra vita, sulla paziente

storia dei giorni che un mite

calore accende, d’affetti e di memorie.

A quest’ora meridiana

lo spaniel invecchia sul mattone

tiepido, il tuo cappello di paglia

s’allontana nell’ombra della casa.

 

 

Attilio Bertolucci

San Prospero Parmense, 18 11 1911 – Roma, 14 6 2000

da “Lettere da casa


Ulisse

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Io non sono mai partito da Itaca né ad Itaca sono mai tornato.
Non ho visto Priamo piangere sul corpo del figlio, né odorato
il profumo del legno con cui erano fatte le assi del cavallo
da cui sbucarono a notte i guerrieri che avrebbero distrutto
una città e fondato l’impero di una civiltà. Non ho rubato le armi
di Aiace né mai ho convinto Circe o Calipso a donarmi
per amore il corpo o la giovinezza, l’estasi o l’oblio.
A casa non ho mai avuto Penelope ad attendermi né Telemaco
ha mai cercato il padre che non sono mai stato.
Sono arrivato qui per caso,
qui dove non fioriscono gli ulivi e le mandorle non hanno il sapore
dell’estate e della sete. Ho visto molto, ho visto troppo
o troppo poco. Quanto basta per capire che in quel poco di spazio
che c’è tra un pianeta e le stelle c’è posto per tutto,
e che ogni giorno è felice se vuoi che lo sia;
e pieno di dolore, se non sai farne a meno.
Ora sogno di varcare un giorno le colonne d’Ercole
e d’incontrare, su una montagna bruna che esce dal mare,
un uomo che abbia il mio volto, le mie mani, i miei occhi
e mi dica: eri tu che io aspettavo, eri tu.
Non incontrerò mai quell’uomo, eri tu.
Non incontrerò mai quell’uomo, lo so,
ma a notte, mentre una donna che somiglia a Penelope
mi carezza con una tenerezza che Penelope non ha mai avuto,
sento che quell’uomo, nel buio, mi guarda
e mi parla di un’isola lontana, dove non sono mai stato,
dove non andrò mai perché è tempo ormai
di essere felice, qui, in questa via chiassosa di Manhattan
dove guardando un fast food intuisci
che il tempo è un’invenzione degli dei
che hanno invidia per gli uomini che muoiono.

Emilio Piccolo (Acerra, 13/05/51 – 23/07/2012)


e penso che la vita fosse bella….

 

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A volte ricordo il calore di quei giorni, 

la grazia di quel corpo addormentato, 

il candore del letto in un angolo della stanza, 

il libro abbandonato, semiaperto, 

la lampada sommessa, la finestra, 

il suono lontano della pioggia, 

le lente chiacchiere della notte, 

e penso che la vita fosse bella, 

e accarezzo le ferite del tempo sul mio petto.

 

Eloy Sánchez Rosillo,  Murcia (Spagna) 24 giugno 1948 

da “Modi di stare da solo” 1974 – 1977

traduzione mia


Principio e fine

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Può darsi che tu dica “L’estate che verrà
voglio tornare in Italia”, o “L’anno che oggi inizia
lo devo usare bene; con un po’ di fortuna
finirò il mio libro”, e poi: “Quando crescerà
mio figlio, che farò senza il dono dell’infanzia?”.
Ma l’estate prossima, veramente, è già passata;
hai terminato ormai da molti anni quel libro 
su cui lavori ora; tuo figlio si è fatto uomo
seguendo la sua strada lontano da te. I giorni
che verranno già son venuti. E poi cade la notte.
Allo stesso tempo respiriamo luce e cenere.
Principio e fine abitano lo stesso lampo.

 

Eloy Sánchez Rosillo,  Murcia 24 giugno 1948 

da “La vida” 1996

traduzione di Gloria Bazzocchi

 

 

 

 


amici e amiche…

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Non riesco a dormire

il numero di telefono è nella tasca

ma non oso chiamare.

Amici e amiche a sera sono usciti

fuori da vecchie foto, lettere, cassetti….

 

Natan Zach, poeta israeliano nato a Berlino nel 1930

 

 


Poi ancora la luna scese nei cortili.  Era tutto meglio? Non lo so. Era diverso.

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[….] La nostalgia è l’appuntamento azzurro con il passato 
e una forma di sogno. 
Quel flusso nascosto e silenzioso 
che si oppone all’oblio con discrezione. 
È la triste domenica del ricordo 
e il soave desiderio* di quello che  un giorno limpido 
era commovente, accattivante 
di quello che era profondo e bello 
tra tante cose …

Non è solo il passato, 
ha intenzione per il futuro. 
Indovina, aspetta 
quello che domani non rovinerà la vita.

 

 
Raúl González Tuñón

Buenos Aires 29 3 1905 – Buenos Aires 14 8 1974

da “Poesie per il leggìo di una pianola”  1965

traduzione mia

 

*nella versione originale la parola “desiderio” è  saudade, termine di difficile traduzione.  Indica un sentimento struggente per qualcosa o qualcuno che non c’è più, che si è irrimediabilmente perduto. È un legame con il passato che, tuttavia,  si proietta nel presente e nel futuro. Una nostalgia di essere felici ancora o la speranza di esserlo. 


Amo tutto ciò che è stato

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Amo tutto ciò che è stato

tutto quello che non è più

il dolore che ormai non mi duole

l’ antica ed erronea fede

l’ieri che ha lasciato dolore

quello che ha lasciato l’allegria

solo perchè è stato ed è volato

e oggi è già un altro giorno.

 

Fernando Pessoa,  Lisbona 13 6 1888 – Lisbona 30 11 1935

da “Una sola moltitudine” a cura di Antonio Tabucchi

traduzione di Maria José de Lancastre


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