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Principio e fine

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Può darsi che tu dica “L’estate che verrà
voglio tornare in Italia”, o “L’anno che oggi inizia
lo devo usare bene; con un po’ di fortuna
finirò il mio libro”, e poi: “Quando crescerà
mio figlio, che farò senza il dono dell’infanzia?”.
Ma l’estate prossima, veramente, è già passata;
hai terminato ormai da molti anni quel libro 
su cui lavori ora; tuo figlio si è fatto uomo
seguendo la sua strada lontano da te. I giorni
che verranno già son venuti. E poi cade la notte.
Allo stesso tempo respiriamo luce e cenere.
Principio e fine abitano lo stesso lampo.

 

Eloy Sánchez Rosillo,  Murcia 24 giugno 1948 

da “La vida” 1996

traduzione di Gloria Bazzocchi

 

 

 

 

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amici e amiche…

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Non riesco a dormire

il numero di telefono è nella tasca

ma non oso chiamare.

Amici e amiche a sera sono usciti

fuori da vecchie foto, lettere, cassetti….

 

Natan Zach, poeta israeliano nato a Berlino nel 1930

 

 


Poi ancora la luna scese nei cortili.  Era tutto meglio? Non lo so. Era diverso.

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[….] La nostalgia è l’appuntamento azzurro con il passato 
e una forma di sogno. 
Quel flusso nascosto e silenzioso 
che si oppone all’oblio con discrezione. 
È la triste domenica del ricordo 
e il soave desiderio* di quello che  un giorno limpido 
era commovente, accattivante 
di quello che era profondo e bello 
tra tante cose …

Non è solo il passato, 
ha intenzione per il futuro. 
Indovina, aspetta 
quello che domani non rovinerà la vita.

 

 
Raúl González Tuñón

Buenos Aires 29 3 1905 – Buenos Aires 14 8 1974

da “Poesie per il leggìo di una pianola”  1965

traduzione mia

 

*nella versione originale la parola “desiderio” è  saudade, termine di difficile traduzione.  Indica un sentimento struggente per qualcosa o qualcuno che non c’è più, che si è irrimediabilmente perduto. È un legame con il passato che, tuttavia,  si proietta nel presente e nel futuro. Una nostalgia di essere felici ancora o la speranza di esserlo. 


Amo tutto ciò che è stato

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Amo tutto ciò che è stato

tutto quello che non è più

il dolore che ormai non mi duole

l’ antica ed erronea fede

l’ieri che ha lasciato dolore

quello che ha lasciato l’allegria

solo perchè è stato ed è volato

e oggi è già un altro giorno.

 

Fernando Pessoa,  Lisbona 13 6 1888 – Lisbona 30 11 1935

da “Una sola moltitudine” a cura di Antonio Tabucchi

traduzione di Maria José de Lancastre


Il tempo era pigro come uno studente svogliato…

 

 

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Non c’è nemico più potente del tempo, né rivale più nobile dello specchio.

In passato il tempo scorreva lento come una formica.

Lo incitavamo”Dai, forza, sbrighiamoci”….

Il tempo era pigro come uno studente svogliato e noioso come un professore.

Tanto da spingerci a deplorare la lentezza del futuro

e impedirci di guardare indietro al passato,

perché la gioventù non ha ancora un passato.

Appena siamo diventati bravi a leggere libri difficili e a metterli in pratica

tutto si è trasformato in un sapere cucinato a fuoco lento nella pentola del tempo…

Ma siamo arrivati tardi al banchetto e abbiamo intrapreso una gara impari

con il tempo che guida la sua navicella spaziale a velocità stratosferica.

Allora abbiamo cominciato a chiedergli di rallentare…

“Ehi, aspettaci..ci rimane così poco tempo per il ripasso necessario delle voci

connesse a “emozione” nel dizionario dei sinonimi.

Infine arriviamo a implorarlo “Prima di divorarci, lasciaci

attraversare il fiume e guardare da una prospettiva diversa le panchine

lasciate indietro sull’altra sponda, pulite e pronte a ricevere nuovi amanti

che ci guarderanno, come faremo noi, dicendo

“Erano come noi. Saremo come loro?…

 

Mahmoud Darwish

Al-Birwa (mandato inglese della Palestina) 13 3 1941 – Houston 9 8 2008

da “Una trilogia palestinese”

traduzioni di Elisabetta Bartuli e Ramona Ciucani

 

E’  un testo in prosa  ma io l’ho trascritto, dandogli la struttura di una poesia, perché questo libro non è soltanto la biografia di Darwish e del popolo palestinese ma anche la biografia della sua poesia,  dal momento che è un percorso sì umano ma soprattutto poeticamente creativo. (A.S.)


Limiti

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Tante volte ripenso

alla mia cinghia di scuola

grigia, imbrattata,

che tutta me coi miei libri serrava

in un unico nodo

sicuro.

Non c’era allora

questo trascendere ansante

questo sconfinamento senza traccia

questo perdersi

che non è ancora morire.

Tante volte piango, pensando

alla mia cinghia di scuola.

 

Antonia Pozzi, Milano 13 2  1912 – Milano 3 12 1938

da “Parole”


Ciascuno porta il proprio tempo tra le ciglia

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Ciascuno 

porta un ricordo palpabile,

un sasso, una libellula disseccata,

un pezzo di legno di una nave

naufragata da tempo.

Ciascuno

porta il proprio tempo

tra le ciglia,

un dolore accumulato

tra le cornici dell’esistenza.

 

 

Carmen Yanez,  Santiago del Cile 1952

da “Latitudine dei sogni”

traduzione Roberta Bovaia

 

 


Il tempo attende

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Portami via da qui, mi ha detto.

 Avrei voluto chiederglielo io.

Nell’indecisione siamo rimasti dov’eravamo.

 A fare due chiacchiere,

a parlare di come è difficile non essere da nessuna parte.

 Poi a un certo punto mi ha detto:

hai visto come è veloce il passato?

Ma i giorni passano per tornare.

 E ti accorgi che già li hai vissuti tutti,

come i sogni. E le donne.

Finisci col dirti: ma questa io l’ho già amata.

Ma qualche volta siamo troppo affamati per accorgercene.

È allora che chiediamo in prestito

un’altra settimana per rimediare all’errore.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

 


E viene un tempo…..

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E viene un tempo che la tua persona
si fa maturando più dolce, si screzia
il tuo volto di bruna come i fiori
che ami, i garofani e i gerani
dell’umida primavera di qui.
Gli anni sono passati, sull’intonaco
inverdito di muffa luce e ombra
si baciano, a quest’ora che volge,
con tale disperata tenerezza
il tempo prolungando dell’addio.

 

Attilio Bertolucci

Parma 18 11 1911 – Roma, 14 6 2000

da “Lettere da casa”


Le mattine dei nostri anni perduti…

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Le mattine dei nostri anni perduti
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno,
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.
Perché questo giorno di settembre splende
così incantevole nelle vetrine in ore
simili a quelle d’allora, quelle d’allora
scorrono ormai in un pacifico tempo,
La folla è uguale sui marciapiedi dorati,
solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda,
il passo è quello lento e gaio della provincia.

 

Attilio Bertolucci. Parma 18 11 1911 – Roma, 14 6 2000


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