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…..soltanto sulla terra si aprono le palpebre.

Madre-Terra

a Reynaldo Pérez-Só

A tutti gli astri conduce il sogno
ma solo sulla terra ci svegliamo.

Addormentati flottiamo nell’etere,
navi invisibili ci trascinano
verso mondi remoti
ma soltanto sulla terra si aprono le palpebre.

La terra amata giorno dopo giorno,
meravigliosa, errante,
che da così lontano porta il sole sulle spalle
e lo offre alle nostre case.

Sempre sarò fedele alla notte
e al fuoco di tutte le sue stelle
ma viste da qui, non potrei
andarmene: non so abitare in un paesaggio diverso.
Neanche con la morte lascerei
che le mie ceneri escano dai suoi campi.
La terra è l’unico pianeta
che preferisce gli uomini agli angeli.

Più che il silenzio della tomba
temo l’ora della resurrezione:
troppo spaventoso
è svegliarsi domani da un’altra parte.

Eugenio Montejo
Caracas, 1938 – Valencia, 5 giugno 2008

Questa poesia è tratta dalla raccolta “Terredad”. Il termine, in verità, è un neologismo e vuol significare lo strettissimo legame che esiste tra l’uomo e la terra. La “territudine” è anche il forte senso di nostalgia per quel legame che, l’uomo però, ha interrotto col suo istinto distruttivo. La “territudine” è l’energia, l’imprinting che ognuno riceve quando nasce e che, nonostante un presente tecnologico e inquinato, gli permette di non dimenticare e di sentire ancora la continuità organica, ma soprattutto spirituale, che esiste tra il suo corpo e la terra. La “territudine” è il valore assoluto che è in ogni cosa su questa terra: alberi, fiumi, montagne, animali, uomini.


Credo.



CREDO NELLA VITA

Credo nella vita sotto forma terrestre,
tangibile, vagamente rotonda,
meno sferica ai poli,
dappertutto piena di orizzonti.

Credo nelle nuvole, nello loro pagine
nitidamente scritte
e negli alberi, soprattutto d’autunno.
(Talvolta mi pare d’essere un albero).

Credo nella vita come territudine,
come grazia o disgrazia.
– Il mio desiderio più grande fu quello di nascere,
e ogni volta continua ad aumentare.

Credo nel dubbio agonico di Dio,
vale a dire, credo di non credere
anche se la notte, da solo,
interrogo le pietre,
ma non sono ateo rispetto a nulla,
tranne che alla morte.

Eugenio Montejo(Caracas, 1938 – Valencia, 5 giugno 2008)

(da Territudine, 1978)


Guarda settembre….




Guarda settembre: nulla si è perduto
fidandoci delle foglie.
La gioventù venne e se ne andò, gli alberi non si son mossi.
La morte del fratello ti bruciò in lacrime
però il sole c’è ancora.
La casa è stata demolita, non il suo ricordo.
Guarda settembre con la sua pala in spalla
come trascina foglie secche.
La vita vale più della vita, solo questo conta.

Eugenio Montejo (Caracas, 1938 – Valencia, 5 giugno 2008)

da “Terredad”

Traduzione di Alessio Brandolini


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