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Caro Dio, facci vivere come gli uccelli del cielo e i gigli dei campi

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Preghiera su commissione

Ti scrive un figlio che frequenta
la millesima classe delle elementari.

Caro Dio,
è venuto un certo signor Homais a trovarci
dicendo di essere Te:
gli abbiamo creduto:
ma tra noi c’era uno scemo
che non faceva altro che masturbarsi,
notte e giorno, anche esibendosi davanti a fanti e infanti,
ebbene…
Il Signor Homais, caro Dio, Ti riproduceva punto per punto:
aveva un bel vestito di lana scura, col panciotto,
una camicia di seta e una cravatta blu;
veniva da Lione o da Colonia, non ricordo bene.
E ci parlava sernpre del domani.
Ma tra noi c’era quello scemo che diceva che invece Tu
avevi nome Axel.
Tutto questo al Tempo dei Tempi.

Caro Dio
liberaci dal pensiero del domani.
E’ del Domani che Tu ci hai parlato attraverso M. Homais.
Ma noi ora vogliamo vivere come lo scemo degenerato,
che seguiva il suo Axel
che era anche il Diavolo: era troppo bello per essere solo Te.
Viveva di rendita ma non era previdente.
Era povero ma non era risparmiatore.
Era puro come un angelo ma non era perbene.
Era infelice e sfruttato ma non aveva speranza.
L’idea del potere non ci sarebbe se non ci fosse l’idea del domani;
non solo, ma senza il domani, la coscienza non avrebbe giustificazioni.
Caro Dio, facci vivere come gli uccelli del cielo e i gigli dei campi.


Pier Paolo Pasolini
da “Transumanar e organizzar” (1965- 1970)


Io, come te

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Io, come te,
amo l’amore, la vita, il dolce incanto
delle cose, il paesaggio
celeste dei giorni di gennaio.
Anche il mio sangue freme
e rido attraverso occhi
che hanno conosciuto il germinare delle lacrime.
Credo che il mondo è bello,
che la poesia è come il pane, di tutti.
E che le mie vene non finiscono in me
ma nel sangue unanime
di coloro che lottano per la vita,
l’amore,
le cose,
il paesaggio e il pane,
la poesia di tutti.

Roque Dalton *
San Salvador, 14 maggio 1935 – Quezaltepeque 10 maggio 1975

da Poesie clandestine
Traduzione Irene Campagna ed Emanuela Jossa

*Giornalista, scrittore, poeta, guerrigliero salvadoregno.
Questa poesia è tra quelle che lui scrive e diffonde, in clandestinità, quando aderisce all’esercito rivoluzionario del popolo (ERP) nato dalla scissione del partito comunista salvadoregno nel 1969. E saranno proprio i suoi compagni di lotta ad ucciderlo nel 1975, con l’accusa infamante di essere un informatore della CIA. In verità tale accusa si rivelò poi infondata.


La vita: un insieme di sere che passeggiavano insieme…..

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La vita mi parve

La vita mi parve la prima volta un insieme di aurore,
mi parve un insieme di sere che passeggiavano insieme,
un’azione dietro l’altra nel cerchio di una quiete rosa,
un porgersi parole e spostarsi felice,
senza appuntamenti con amori o dissapori.

Sono tornato a rivederla così e mi è parsa più vera forse,
ma era solo l’inganno che ripassa per l’ultimo esame,
era la vita a cui era stato asportato l’eccesso di morte,
la prima fantasia all’ombra della prima malinconia.

Bruno Lugano, Viareggio 20/02/1941.

dal sito di Bruno Lugano


Con – movēre


Guardo il video e mi commuovo. Mi commuovo nel senso che il poeta Pierluigi Cappello in un suo racconto, La mela di Newton, attribuisce al termine “commuoversi”
“….mi commuoverò, perché commuoversi non significa piangere, ma muoversi insieme alle cose, averne il medesimo ritmo, il medesimo passo, il medesimo polso…”
E mi commuovo perché tutti dovremmo muoverci insieme a Davide *, accordare la nostra volontà, il nostro passo col ritmo della sua tenacia, della sua ostinazione, della sua fermezza, del suo coraggio, della sua speranza.
Iraida

*Davide è un ragazzo del nostro liceo cittadino. A fronte della indifferenza di un paese intero, si è fatto promotore della protesta contro chi considera Acerra un bidone di spazzatura.


Io, me, me stessa…….

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Come un’idiota attraverso la strada
ho paura, rido di me, mi saluto allo specchio,
con un lenzuolo puzzolente,
mi taglio alla radice
mi sputo, mi esecro.
Come una santa perseguitata
da voci angeliche
mi sprofondo nella canzone delle ferite
e mi vendico, mi rinuncio,
mi silenzio, mi ricordo.

Alejandra Pizarnik
trad. Alessandro Russo


Il denso delle cose

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di casupole
era fatta l’infanzia
di pareti bianche
di cortili gonfi di uccelli

e un lento dolore
da qualche parte
che né madre né padre
sapevano di notte cullare.

Vera Lúcia de Oliveira, San Paolo del Brasile 1958
da “Uccelli convulsi” in ” Il denso delle cose” 2001


Duemila anni fa

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Duemila anni fa come sappiamo
fenici, galli, jiuti, ed ateniesi
in buona compagnia d’altri francesi,
di romani, frisoni e di danesi
sacrificavano contenti ai loro dei
ogni ben che potesse asserenarli,
ma pretesero templi ancor più grandi,
e vollero le vergini più ciotte
sacerdotesse senza le culotte.
Le fate si nascosero a paludi
tentando di apparire pria del tempo,
balenando gli spiriti e i demoni,
fra tuoni lampi fulmini e tromboni,
giganti senza nome, ed i folletti,
gli gnomi, i fauni, i mille spiritelli,
che stregarono i tempi in cui le croci
ancora non ronzavano alle luci…
Ecco i guerrieri, i centurioni, i forti,
con elmo con cavallo e con tumulti.
La Riforma riforma molti eventi
e con ingiurie, pregiudizi e botte
scelsero i miscredenti giorno e notte.
La solita manfrina ce la canta
una politica universale e stanca:
se il kamikaze mi rompe la vetrina
noi gli sfondiamo il culo domattina.

Antonio Spagnuolo, Napoli 1931
da Vico Acitillo