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Sentiti d’accordo in tempo con tutto quello che perisce……

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Sentiti d’accordo in tempo con tutto quello che perisce
e lascia che il cuore raccolga tutta la sua nostalgia
che è molto grande e non si contiene in nessuna tomba.
Fai di questa nostalgia la canzone del cuore.
Sentiti d’accordo in tempo con il ruscello che si irrigidisce
e raggricchiato gela sotto il ponte.
Una volta era il nastro più bello nei capelli dei campi dell’estate.
Una volta correva selvatico in un argenteo serpeggiare attraverso una foresta.
Era una primavera.
Una ragazza tornava a casa con un cesto di spugnole.
Era bella.
Era primavera.
Sentiti d’accordo in tempo
con quello che è degno di essere rimpianto
con tutto quello che si è messo in cammino attraverso l’estate per morire.
Sentiti d’accordo in tempo d’autunno con la foglia gialla
che incerta lascia il suo ramoscello
un giorno quando l’estate abdica nel vento
e l’albero depone la sua corona
sul guanciale di muschio che dovrà sopravvivere.

Harry Martinson
Blekinge, Svezia 6 5 1904 – Stoccolma 11 2 1978
dalla raccolta “Cicala”


Tutto possibile la domenica…

Controvento


Tutto possibile la domenica: una qualsiasi sorpresa,
un’auto con amici fuggiti da un umido camping alpestre,
uno scroscio, uno screzio, una chiamata inattesa.
Sono deserte le scatole delle finestre,
dormono le qualità, le analogie, le diatrbe,
dormono la pecoraggine e la villanìa dei profeti,
e le colombine tornate dai balli. Ma tutto possibile:
una fiammata di ebbrezza, uno scherzo al telefono,
la morte di un giallo uccellino ucciso dal freddo,
il passaggio di una nuvolaglia di crespo esequiale,
l’arrivo di un pittore barbuto da Praga. Tutto possibile.
L’architettura maldestra del vuoto domenicale
si scompiglia e si amalgama come il mercurio.
Accada dunque qualcosa, perché la noia verde-malva
non accartocci il castello del cosmo in un disperato tugurio.

Angelo Maria Ripellino
(Palermo, 4 dicembre 1923 – Roma, 21 aprile 1978)

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Oggetti smarriti

Second Toronto After Dark Film Festival, October 2007.
XL
il tempo, ci mancava il tempo
per costruire case e rifugi
ci mancava il tempo per sentire
le voci dell’interno e della strada
per guardare negli occhi il presente
così geometrico e così assoluto
quando tutto si riduce
a spigoli a superfici a volti tutti eguali
senza un’ombra un pelo un capello fuori posto
con gli oggetti così soli e indifesi
così indifesi e essenziali
così essenziali e violenti
e oggetti noi stessi eravamo
roba da inventariare su scale periodiche
roba da traslocare per destinazione ignota
alla deriva e alla fonda nello stesso tempo
come il portaombrelli
oh sì il portaombrelli
così sconosciuto al tatto e alla pioggia
inutile e alieno come solo un portaombrelli può essere
perché gli ombrelli si perdono sempre
nei cessi delle stazioni o nei pullman affollati
ed è nei cessi delle stazioni e nei metrò affollati
che si perdono gli uomini
oh sì gli uomini così sconosciuti
al tatto alle carezze o agli sguardi d’amore
inutili e alieni come solo gli uomini sanno essere

Emilio Piccolo, Pietro P. Daniele
da “Les arrangements” Ed. Dedalus 1998

Les arrangements è una raccolta di componimenti che non pretende di contenere messaggi ma soltanto immagini, ritmi, arrangiamenti, percorsi di esistenza.
Tra le considerazioni degli autori, che precedono i testi, la terza è la seguente:
“La poesia è di chi scrive o di chi la copia, di chi la recita, di chi la cancella, di chi la usa, di chi l’arrangia? I sogni, insomma, anche quelli più privati, sono di chi sogna o di chi li attraversa, scomponendoli e ricomponendoli, scomponendosi e ricomponendosi, ritrovandosi, perdendosi come nel labirinto degli specchi al luna park?”


Se potessi…..

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XIII
Se potessi darti la mia carne bianca da addentare, amore,
come uno straniero
che riconosce la strada dagli odori
dalle pietre e dai seni sotto camicie ben tese
io che le ciliegie mie non divido con nessuno
e fossero le ciliegie nere e dure
l’unico modo per conquistarti ancora
con un po’ di frutta una carezza e un’erezione
e potessi trovare fra le tue chiome
un capello d’oro che tu strappi per me
un papavero ardente
un grano di mirra
che mi convinca
anche se qui lo dico e qui lo nego
che non sono una crisalide
e ho mani per toccare e scegliere
fossero solo ciliegie o bacche o more
comprate al mercatino sotto casa
mentre per me vorrei
voci lievi come la farina
per dirti che ci sono ancora
e farti sentire necessaria come il diluvio
e imprevedibile come il principio
delle cose che accadono
e potessi posarmi tra le tue mani
come una ciliegia nera e dura
un libro mai aperto
o semplicemente una crisalide
per convincermi che tutto ritorna

Se potessi darti tutto questo
di nuovo farei finta
che alle 7.30 del mattino
sono li’ ad aspettarti per caso.

Emilio Piccolo, Pietro P. Daniele
da “Les arrangements” Ed. Dedalus 1998


Poesia per restare immune

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Reco una grata tra le mie dita
una prigione di vento che ti parla
toccami e sarò libero.
Reco due occhi che si aprono
grandi nella notte
e un abisso che separa
il mio corpo
da un altro corpo.
Quattro milioni di anni
mi imprigionarono
aria vuota in un fianco
e mi riconsegno al suolo
perfino la libertà atterrisce
nell’ultimo istante.
Non mi riconosco
in un’alba di traditori
in una lama ossidata
dall’odore dei miei morti
né nella fredda corteccia
degli alberi che attendono
sarà che già mi sono abituato
affinché sotterrino nei miei occhi
una sera amara
e due aghi di cielo.
Che altro può ferirmi ?

 

Francisco Ruiz Udiel, Estelí 1977 – Managua 2010.

Poco più che trentenne, Francisco Ruiz Udiel, premiato e celebrato poeta nicaraguense (nel 2005 ottenne il “Premio Internazionale Ernesto Cardenal per la Poesia giovane” con la raccolta “Qualcuno mi vede piangere nel sogno”) decise di porre fine alla sua vita. Nonostante tutto, nonostante la Poesia.

 


CALENDARIO

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Bisogna dimenticare marzo
perché finalmente arrivi aprile
sdraiarsi all’ombra di gennaio
perché l’abisso di giugno scompaia
di chi è questa faccia dietro l’edera?
lontano il chiar di luna riposa lieve e bianco
sopra gigli di assenzio e chimera
resta ancora l’erba di settembre
e azalee del pomeriggio
e le latitudini del silenzio
non è la morte che cerco, amica
quando giungono le tue parole nella brezza
quando mi offri la frescura della tua pelle
e la Via Lattea all’improvviso rinasce
calma nelle rose silvestri del prato
o quando apri i petali immensi
del tuo sorriso bello e bianco (un giglio?)
per la notte della mia esistenza.

Narlan Matos. Bahia, Brasile 1975
da Elegia al Nuovo Mondo 2012, traduzione di Giorgio Mobili
La poesia di Narlan Matos


È vietato sporgersi dal finestrino

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Anche l’ultimo treno pieno zeppo,
come se gli uomini dovessero fuggire.
Il controllore chiede di passare.
Grazie, dice, grazie, grazie,
davanti a lui tutti sono certamente uguali.
Fuori i paesi prendono il largo
portando con sé gli animali.
Con noi viaggia un vento,
in cerca di fuoco.
Un uomo è affacciato al finestrino
e fuma. Ascolta il coro gigantesco,
che prova incessantemente nel buio.
Grazie, grazie, grazie tante.

Michael Krüger
Wittgendorf, 9 dicembre 1943
da “Poco prima del temporale” traduzione di Gino Chiellino


……l’invisibile, che resta per sempre e in eterno invisibile

Tempesta
Un attimo prima del temporale
una pioggia lieve, ed il cedro,
ricamato nella sera con mille
e un punto, perde il suo contegno.
Perfino le pietre si mettono in cammino
per cercare una sponda. Solo i corvi
dai volti spogli e biancastri
decidono di rimanere. Strappano
il velo, che nasconde le cose,
come se ci fosse qualcosa da mostrare.
Ogni cosa ancora visibile richiama
l’invisibile, che resta per sempre
e in eterno invisibile, quando si abbatte
il temporale.

Michael Krüger
Wittgendorf, 9 dicembre 1943
da “Poco prima del temporale” traduzione di Gino Chiellino

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Non è successo niente….

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È tutto tranquillo. Non è successo niente.
L’errore di scoprire il mondo lo rimpiangiamo da un pezzo.
Ogni colpo di vanga, ogni osso ritrovato, ogni speranza dissepolta:
la loro inefficacia è dimostrata da un pezzo. Le rovine
si edificano su progetto, anche questa una vecchia soluzione per dopo.
Sulle macerie artificiali abitano famiglie, accanite
a distribuire foto a colori: istantanee senza garanzia.
Si parlava di una piccola lista di obiezioni,
ridicolaggini, non mette conto di parlarne: non mette conto
comunque d’interrompere gli altri.
Tutto è tranquillo. Non è successo niente.
Le piccole ferite sanguinano come al solito, i ritardi
non hanno motivo. In altre parole, in altro modo,
detto altrimenti: il caso ne esce di nuovo vittorioso,
la ragione è battuta: nemmeno questo
le si vede addosso. Il suo profilo si è fatto più morbido
da quando parla solo di se stessa, i suoi occhi sono
più accademici, ogni sua uscita è facilmente scusabile.
È uno spasso diabolico starla a guardare: le soavi
drammatizzazioni della sua indifferenza.
È tutto tranquillo. Non è successo niente.
I sentimenti si sono fatti meno vistosi, era da aspettarselo, l’odio,
si è mutato in invidia. Non vi eccitate,
niente storie, niente malinconie: il finanziamento dell’apatia
è assicurato. L’export si sta riprendendo. La vita
è ora capace di miglioramento, finalmente
gli sforzi sono valsi la pena. Al museo, indifese,
le timide ambizioni dei passati:
a ognuno si fa chiaro, come il sole, su cosa si è infranta la storia.
Non è successo niente. È tutto tranquillo.
L’alfabeto è di nuovo in uso, le tabelline,
il dialogo ha congiuntura. I vecchi cappelli,
le vecchie profezie, i vecchi fenomeni: tutto
sembra nuovo. Ognuno da ieri ha la chiara sensazione
di esserci. Ognuno si presenta bene. Ognuno guarda ognuno
con interesse. Le conversazioni balbettanti
sono ammutolite, tutto scorre, fluisce, gli intimi
deragliamenti non ci sono più. L’oscuro è stato eliminato:
aforismi descrivono il mondo con mortale chiarezz
a.

Michael Krüger
Wittgendorf, 9 dicembre 1943
da “Il coro del mondo”

 


…Ariosto mi insegnò che sull’incerta luna dimorano i sogni, l’inafferrabile, il tempo che si perde, il possibile o l’impossibile, che è la stessa cosa. J.L.Borges*

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Canto XXXIV
…………………………………
75
Le lacrime e i sospiri degli amanti,
l’inutil tempo che si perde a giuoco,
e l’ozio lungo d’uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desideri sono tanti,
che la più parte ingombran di quel loco:
ciò che in somma qua giù perdesti mai,
là su salendo ritrovar potrai.
………………………….

 

L’Orlando furioso.

Ludovico Ariosto

 

* I versi di Borges sono tratti da “La luna”

nella raccolta “Il creatore” 1960

trad.Livio Bacchi Wilcock


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