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La seconda Odissea di Ulisse

Questo, come altri frammenti che ho riportato nel mio blog qui , sono parte del poema “Odissea” del greco Nikos Kazantzakis (Iraklion, 1883 – Friburgo, 1957), un poema di 33.333 versi di 17 sillabe per ricreare l’effetto dell’esametro antico. Racconta le vicende di Ulisse dopo il suo ritorno ad Itaca.  Nicola Crocetti, grecista, traduttore, giornalista ed editore,  da 10 anni lavora alla traduzione dell’ opera di Kazantzakis  in italiano. Finalmente, a fine novembre,  sarà in tutte le librerie e comunque è già disponibile su Amazon libri.

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[…] La mente calma, senza paura, rifà e disfa il mondo;

vita e morte gli paiono mammelle colme di latte,

a volte succhiamo avidamente da una delle due,

altre volte ci attacchiamo all’altra finchè  ci coglie  sonno.

Assieme al sole, calma e serena, sale la sua mente […]

 

 

Nikos Kazantzakis (Iraklion, 1883 – Friburgo, 1957)

da Odissea

traduzione di Nicola Crocetti


Gli Ulissidi

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Alla spiaggia di uno stesso sogno

sospinti da un’ondata 

nei gorghi il capo e le braccia

e gli sguardi insondabili dei pesci

labbra e lingue fiorite d’alghe

nella striscia in cui le onde si rivolgono

animali immemori della loro natura

usando le gambe come code.

 

Con le dita immerse nella seta

dorata della sabbia, la pelle dei fiori

ci levammo asciutti di vento tepido, le gole inumidite

dalle noci di cocco

e finalmente camminammo uomini eretti

bellicosi sazi per sterminare

incorporare vincere

assoggettare schiavi spezzare lusinghe.

 

A un abisso di disperazione

ci spingeva la necessità di distruggere.

Distruggere e abbandonare e continuare la strada

con il pretesto di voler tornare

guai ad Orfeo che si attardava voltandosi indietro

Omero cieco e separato dagli altri.

Uno fra i tanti mi insegnò

a tagliare con coltello nitido

la carne vicino all’osso.

 

Valendoci di molti abili inganni per giustificare la fame

vera inquieta che ci spingeva

 

a perdere ogni volta tutto.

 

 Daniela  Bisutti, poeta milanese contemporanea


Il tempo è adesso…


Ulisse di Henry Moonlock*

Io non sono mai partito da Itaca né ad Itaca sono mai tornato.
Non ho visto Priamo piangere sul corpo del figlio, né odorato
il profumo del legno con cui erano fatte le assi del cavallo
da cui sbucarono a notte i guerrieri che avrebbero distrutto
una città e fondato l’impero di una civiltà. Non ho rubato le armi
di Aiace né mai ho convinto Circe o Calipso a donarmi
per amore il corpo o la giovinezza, l’estasi o l’oblio.
A casa non ho mai avuto Penelope ad attendermi né Telemaco
ha mai cercato il padre che non sono mai stato.
Sono arrivato qui per caso,
qui dove non fioriscono gli ulivi e le mandorle non hanno il sapore
dell’estate e della sete. Ho visto molto, ho visto troppo
o troppo poco. Quanto basta per capire che in quel poco di spazio
che c’è tra un pianeta e le stelle c’è posto per tutto,
e che ogni giorno è felice se vuoi che lo sia;
e pieno di dolore, se non sai farne a meno.
Ora sogno di varcare un giorno le colonne d’Ercole
e d’incontrare, su una montagna bruna che esce dal mare,
un uomo che abbia il mio volto, le mie mani, i miei occhi
e mi dica: eri tu che io aspettavo, eri tu.
Non incontrerò mai quell’uomo, eri tu.
Non incontrerò mai quell’uomo, lo so,
ma a notte, mentre una donna che somiglia a Penelope
mi carezza con una tenerezza che Penelope non ha mai avuto,
sento che quell’uomo, nel buio, mi guarda
e mi parla di un’isola lontana, dove non sono mai stato,
dove non andrò mai perché è tempo ormai
di essere felice, qui, in questa via chiassosa di Manhattan
dove guardando un fast food intuisci
che il tempo è un’invenzione degli dei
che hanno invidia per gli uomini che muoiono.

 

dal sito http://www.vicoacitillo.it/
*Henry Moonlock è un eteronimo di Emilio Piccolo (Acerra, 13/05/51 – 23/07/2012)


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