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Balla, donna dai capelli bianchi….

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Balla, donna dai capelli bianchi,
rallegrati,
infila i fiori nelle tempie e non credere a
chi ti dice che sei invecchiata,
rompi gli specchi, sebbene siano cari, tutti bugiardi,
indossa abiti di fuoco,
grida al mondo: vivo, quindi valgo
nella danza celeste dei pianeti,
tu sei la stella della fortuna.
Balla, donna dai capelli argentei,
Nessun’altra è più bella di te,
quando regali l’acqua viva
allo spuntare del sole, della luna,
quando non ti curi del fosso scavato
dalla lacrima dell’amore, della veglia, del terrore
della morte precoce,
sulla guancia non ancora baciata…
Balla, donna dai capelli stellati,
sulla strada maestra dei mondi magici,
ridendo e piangendo,
sebbene tu non sia più giovane, 
non hai ricchezze, né rango
e dal cielo cadono le azzurre piogge uraniche.

 

Victoria Milescu, Romania 18 12 1952

traduzione di Alexandru Calciu

 


Non ho più vent’anni!

 

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Non ho più vent’anni!
Con questa esclamazione
la mia voce unisce gli spazi tra di loro
come il balzo di una superba pantera!
Non ho più vent’anni!
Mi levo, sempre più sicura di me,
sempre più graziosa,
dalla schiuma delle approssimazioni.
I miei pensieri non sono più appesi
a fili esili come ragnatele.
Ho perduto la sventatezza sterile
e il panico nel contemplare l’infinito.
Non ho più vent’anni!
I miracoli si sono amplificati,
ad ogni istante affronto
il volto invisibile del mondo
fino a quando ghirlande di significato
non illuminano la mia festa!
Con sorriso trionfale
sfido il tempo
e il suo diamante aguzzo
che scolpisce il mio sembiante.

 

Nina Cassian

Galati 27 11 1924 – New York 15 4 2014

da “C’è modo e modo di sparire”

traduzione di Anita Bernacchia e Ottavio Fatica

 


Ma perché….

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Verso la fine poco t’importa se sei sempre te stesso

tutto quello che ha dimorato in te ha diritto di esistere

ti fai sentire con voci altrui

sogni i sogni di altra gente

ti possono sfamare con farinata o lacrime

non ti spetta più nulla

e hai meritato di tutto un po’

le tue colpe sono innumerevoli e ti colma l’amore per la vita

sei un uomo esperto

ma la curiosità non ti ha ancora abbandonato

assorbi fino a star male il calare del crepuscolo sul fiume

l’incisione grigia della città sotto la pioggia

e un cielo svelato all’improvviso

adorato da una ghirlanda di nuvole

non hai mai sentito una calma così

sebbene tu non sia riuscito a dire tutto fino in fondo

e quel che hai fatto sia lontano dalla perfezione

l’unica arte che impari

è l’arte dell’adddio

ma perché dovresti andartene senza rimpianti

il rimpianto è l’unico compenso per quello che hai ricevuto

 

Julia Hartwig

Lublino, Polonia  14 agosto 1921

da “Sotto quest’isola”

a cura di Silvano  De Fanti

 

 


Dolori

 

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Oggi mi sono sentita triste,

ho sofferto tre tipi di paura

accresciuti da un fatto irreversibile:

non sono più giovane.

Ho discusso di politica, di femminismo,

dell’opportunità della riforma penale,

ma alla fine dei discorsi

toglievo dalla tasca il mio pezzetto di specchio

e mi si riempivano gli occhi di lacrime:

non sono più giovane.

Le scienze non mi hanno soccorso,

né ho per definitivo conforto

il rispetto dei giovani.

Ho aperto il Libro Sacro

in cerca di perdono per la mia carne superba

e lì era scritto:

“Fu per fede che anche Sara, nonostante l’età avanzata,

è stata capace di avere una discendenza…”

Se qualcuno mi fissasse, ho insistito ancora,

in un quadro, in una poesia…

e fossero oggetto di bellezza i miei muscoli flosci…

Ma non voglio. Esigo il destino comune delle donne sulle tinozze,

di quelle che mai vedranno i loro nomi stampati e tuttavia

sorreggono i pilastri del mondo, perché anche se vedove degne

non rifiutano il matrimonio, anzi trovano il sesso gradevole,

condizione per la normale gioia di legare un nastro sui capelli

e pulire la casa al mattino.

Una tale speranza imploro a Dio.

 

Adélia Prado

Divinópolis (Brasile) 13 12 1935

traduzione  di Vera Lúcia de Oliveira

 

 


…..una casa deserta a due ore da qui

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Una casa deserta che io amo,

a due ore da qui,

mi serve di conforto.

 

Sulle sue tegole rose dall’erba

la luna si fiacca,

si addormenta il sole del tempo.

 

Tra le sue mura il silenzio esiste

che ora io immagino

sognando di vivere

 

una seconda infanzia prolungata

fino all’avvizzimento

di essere carnale, felice.

 

Mi affaccerò silenzioso a vedere il giorno,

contento di stare solo

con la vita che ho.

 

Sorprendere nel letto un altro corpo,

solamente qualche notte,

sarà come bagnarmi.

 

Jaime Gil de Biedma
Barcellona 13 11 1929 – Barcellona 8 1 1990


……perciò disegno la pioggia

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È faticoso avere il corpo
sempre con me,
specialmente quando la fuga si accumula
e la tristezza si addensa, allora strani
simboli velano il cielo
e mi smarrisco in me stesso,
perciò disegno la pioggia,
moltiplico le acquerugiole infantili
affinché il giorno non soffochi

 

Janez Bernik,  nato a Lubijana  nel 1933

traduzione  di Jolka Milič


Verso di me

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Di memorie d’amore

gli anni hanno adornato il mio viso

segnandomi i capelli di lievi filigrane grigie:

son diventata così bella.

 

Paesaggi riflessi

nel mio sguardo

strade percorse

hanno marcato i miei passi.

 

Se ora mi vedessi

non troveresti il tuo passato.

Torno a me

con un volto che invano cercasti

quando ti venivo incontro.

 

Leah Goldberg,

Königsberg, 29 maggio 1911 – Gerusalemme, 15 gennaio 1970

 da Antologia (1970)

traduzione di Sarah  Kaminski ed Elena Loewenthal


le dimensioni del teatro

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Non tornerò ad essere giovane.

Che la vita faceva sul serio
uno lo comincia a comprendere più tardi
– come tutti i giovani, io pensai
di tenere in pugno la vita.
Lasciare un segno, volevo,
e andarmene fra gli applausi
– invecchiare, morire, erano solamente
le dimensioni del teatro.
Ma è passato il tempo
e la verità sgradevole affiora:
invecchiare, morire
è l’unico argomento dell’opera.

 

Jaime Gil de Biedma
Barcellona 13 11 1929 – Barcellona 8 1 1990


Lezione d’amore (II)

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Se ti guardi allo specchio
e non sembri quella che hai visto ieri (meglio che mai),
se ti guarda indifferente, come se non vedesse nessuno,
colui che viveva per te
vedendosi allo specchio, infuocato dall’amore,
non ti lamentare del tempo, non soffrire per il tuo corpo.
È questo il momento in cui tu sei.
Saggezza / bellezza si riuniscono nel tuo nome.
Sono al punto giusto le doti migliori del tuo orto.
Ciò che ieri davi fresco, privo di qualità,
assillata dagli sciocchi,
è tramontato senza lasciare il segno, senza rendertene conto.
Abbandonati alla vita, a petto scoperto,
oggi che sai come brandire – come poche – l’anima.
Scopri ciò che possiedi sotto gli anni,
ciò che si trova a metà strada in mezzo alla tua vita.
Se ti guardi nello specchio
ti vedrai meglio che mai.

Rigoberto Paredes, Honduras 26 4 1948 – Tegucigalpa 9 3 2015
da Fuego lento. Antología personal
traduzione di Martha Canfield

Una lezione d’amore, questa, e un invito ad amarsi per come si è, nonostante i segni lasciati sui corpi dal tempo che passa.
Se ci guardiamo allo specchio, davvero, non ci siamo mai visti meglio di ora ché, insieme alle rughe e ai capelli sempre più bianchi, l’anima riflessa per la prima volta, mette in luce ciò che siamo diventati. Tutto sommato siamo meglio di quello che crediamo, ora che “Sono al punto giusto le doti migliori del [nostro] orto”


La mia età

 

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aghi sul nervo nudo
la lama tagliente
dolore infernale
tempo uccide l’osso
arriva dal passato
odore d’eucalipto
la passione di mordere
la carne della pesca
la mia età si veste
di vibrante emozione
e di nuovo bambina
sono luce e perdono

 

Gladys Basagoitia Dazza, Lima (Perù) ma vive in Italia

 

Ci vuole pazienza

pazienza e luce abbastanza

per riconoscere

a volte allo specchio

la sconosciuta che mi fissa

e si allunga verso  di me.

Nessuno sa

le volte in cui invece riaffiora  la bambina

che rincorreva le cavolaie di giugno

e che voleva contare

i miliardi di stelle del cielo d’agosto

la bambina solitaria che

distesa nell’erba

cercava il suo quadrifoglio.

Perché  di certo

è lo specchio e non il tempo

a moltiplicare i giorni  i mesi gli anni

e a mentirmi su chi sono.

 

Annamaria S.


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