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Nonostante tutto!

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….ed il Dio delle mille parole

chiese agli angeli, un giorno,

di tacere le cose.

Una rosa rispose.

 

Gianfranco Isetta

da “Stat rosa”

Dopo  Bruxelles, Dio se potesse, ci chiederebbe di tacere per sempre. Eppure l’orrore e la barbarie possono ammutolire noi, miserabili esseri umani,  non la bellezza e il desiderio di vita (la rosa) che continueranno sempre a sopravviverci.  Nonostante tutto!


eppure vita era anche il giorno che muore

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Sopravvivenza: anch’essa. Essa, la vecchia campagna,
ritrovata, quassù, dove, per noi, è più eterna.
Sono gli ultimi giorni, o, è uguale, gli ultimi anni,
dei campi arati con le file dei tronchi sui fossi,
del fango bianco intorno ai gelsi appena potati,
degli argini ancora verdi sulle rogge asciutte. […]
Un nuovo tempo ridurrà a non essere tutto questo:
e perciò possiamo piangerlo: con i suoi bui
anni barbarici, i suoi romantici aprili.
Chi non la conoscerà, questa superstite terra,
come ci potrà capire? Dire chi siamo stati?

Pier Paolo Pasolini. Bologna, 5 3 1922 – Roma, 2 11 1975
da “La religione del mio tempo”

A PASOLINI
(in risposta)

Sopravvivenza, la nostra terra? Ma durano a lungo
questi crepuscoli, come d’estate che mai, mai
viene l’ora della lampada accesa, di quelle
falene irragionevoli che vi sbattono contro,
attratte e respinte dal chiarore che è vita
(eppure vita era anche il giorno che muore).
Soltanto ci sia dato, in un tempo incerto
di trapasso, ricordare, ricordare per noi
e per tutti, la pazienza degli anni
che i lampi dell’amore ferirono – e si spensero.

Attilio Bertolucci. Parma 18 11 1911 – Roma, 14 6 2000
da “Viaggio d’inverno”

Meraviglioso questo confronto di due sensibilità al cospetto di un mondo che cambia o, più in generale, di tutto ciò che muore.
Per Pasolini: la consapevolezza amara che la realtà contadina, con la sua cultura, i suoi modelli millenari, la sua lingua, non sopravviverà alla storia.
Per Bertolucci: stare al mondo, con il suo inarrestabile flusso di contemporaneità, è inevitabile ma accettabile e perfino affascinante. E anche se la morte ci fa paura, la salvezza è nel vivere nella sua interezza l’amore, ciò che abbiamo e ciò che perdiamo, perché è “vita” anche il giorno che muore.


Grazie

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Non so se mi vedrò nel piano alto
d’una farmacia sul Mar del Sud,
una sera del tiepido settembre;
o invece nel destarmi sulle sponde
di una laguna in mezzo al deserto,
esattamente nove mesi prima
(Huacachina: così si chiama il posto);
non so che sarà l’ultima visione,
ma sono sicuro che me ne andrò
dicendoti che ti ringrazio, madre,
per avermi dato tu alla luce,
che anche se fossi stato non umano
ma una pietra o un pesce o un vegetale,
mi sarebbe bastato da te nascere.

Carlos German Belli, Lima 1927
Traduzione: Martha L. Canfield

Non ho mai conosciuto chi mi ha messa al mondo. Non ho mai saputo, e neanche saprò mai, se la sua assenza ha nuociuto alla vita che mi ha dato o se è stato un bene, per entrambe, perderci.
Non ho mai saputo niente di lei, per tutta la vita, le uniche domande che mi sono sempre fatta sono state “Chissà come porta i capelli, se le piace ballare e se si specchia nelle vetrine quando cammina per strada, chissà se sulla guancia destra le compare una fossetta ogni volta che sorride” Nient’altro.
Oggi ho letto questi versi ed ho pensato a lei, che ringrazio, per aver permesso che le mie palpebre si aprissero e che i miei polmoni si riempissero della prima aria che ho respirato. Grazie per avermi dato la vita che mi ha insegnato l’amore e l’odio, la gioia e il dolore, il ricordo e l’oblio, lo stupore e il sogno. Per le volte che mi sono sentita immortale o solamente un insignificante granello di polvere nell’universo, mi è bastato, sì “…mi è bastato da te nascere”
Iraida (Annamaria)


Mia figlia

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Mia figlia è una mandorla di seta,
in lei c’è l’Oriente, il cortile e le Ande.
La guardo crescere
come una pianta aromatica sul davanzale.
L’unico miracolo che è concesso
agli uomini è dare la vita.
Mia figlia me l’ha restituita, perché io
imparassi a viverla.

Elena Gerasi
da “Sulla pelle”


Un giorno così felice

2015-02-26 11.07.59

Vietri sul mare (stamattina)


La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
I colibrì si posavano sui fiori del quadrifoglio.
Non c’era cosa sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato.
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e le vele.

 

Czesław Miłosz, Lituania 30 6 1911 / Polonia 14 8 2004

 

 

Una gitarella tra vecchie amiche

una giornata di sole e di mare.

Le ceramiche appese lungo le strade

il blu intenso il giallo il verde

una fantasmagorìa  di colori

luci e figure

abbagliano e stordiscono i sensi.


Le guardo sedute

sulla panchina le mie amiche.

Ma perchè penso al tempo che è passato?

a quando eravamo giovani e belle

a quando cantavamo in macchina a squarciagola

e la vita non ci faceva paura

a quando ci tingevamo i capelli

e sui vestiti appuntavamo fiori e desideri.

Era quella la vita? quella vera?


“Quanti anni ha tua nipote?”

“Ne ha quattro, uno meno della tua”

“Ma lo sai che la mia studia danza?”

“Le ho comprato un cerchietto, sai, di quelli parigini”…………..

 

Annamaria Sessa


Adesso io ho una nuova casa…..

2015-02-25 18.08.04

Adesso io ho una nuova casa, bella
anche adesso che non v’ho messo mano
ancora. Tutta grigia e malandata,
con tutte le finestre rotte, i vetri
infranti, il legno fradicio. Ma bella
per il sole che prende ed il terrazzo
ch’è ancora tutto ingombro di ferraglia,
e perché da qui si può vedere quasi
tutta la città. E la sera al tramonto
sembra una battaglia lontana la città.
Io amo la mia casa perché è bella
e silenziosa e forte. Sembra d’aver
qui nella casa un’altra casa, d’ombra,
e nella vita un’altra vita, eterna.

Beppe Salvia
Potenza 10 10 1954 / Roma 6 4 1985


…e il sole che si beffa di tutti e sorge ancora.

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Si attacca in tutti i modi
la vita qui a noialtri.
Possiamo non capire granché di medicine
di viaggi o altri scopi supremi
ma l’amiamo. E apriamo a lei la porta
con tutti i nostri pori.
Fosse anche il canto in un’Osteria
o un grido informe
a quella vacca gravida che rompe l’acqua a notte.
Ridiamo come gli angeli se il figlio ha fatto goal
se ha smesso la sua febbre e non tossisce più.
Proviamo ad asciugare una lacrima d’addio
e a farne centomila di nuove
appresso a un film.
Danziamo se una donna superba viene a noi
ci innamoriamo a braccio, precisi
appassionati. L’arrivo delle rose e dell’api
è una sorpresa
gli odori ci ricordano il tempo, e la natura;
capezzoli di madre e poi un bel sonno antico.
La favole
i colori
i giorni disperati
il sole che si beffa di tutti
e sorge ancora.

Massimo Botturi
http://massimobotturi.wordpress.com/


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